da Liberazione di Castalda Musacchio
Ieri una delegazione Prc, Sd ed esponenti locali ha visitato la base। Elettra Deiana (nella foto a destra) : «Rinnoviamo il nostro appello: si fermino i lavori»
«La nostra? Resta una richiesta netta a questo governo। Una moratoria nella prosecuzione dei lavori alla "Ederle 2" da discutere nella seconda conferenza nazionale delle servitù militari che pesano su una grandissima parte del territorio italiano».
lettra Deiana, deputata Prc-Se, rilancia "la questione" in una conferenza stampa d'eccezione tenutasi proprio ieri a Vicenza। E dopo una visita tutt'altro che usuale alla base militare su cui pesano le decisioni avviate. Proprio ieri infatti una delegazione composta dalla stessa Elettra Deiana, da Gino Sperandio (consigliere regionale di Rifondazione nella foto a destra ) e da Lalla Trupia (Sd) oltre che da esponenti dei comitati locali ha avuto modo di constatare il possibile impatto sul territorio del nuovo "pugno di combattimento" americano. Anche perché è della scorsa settimana la notizia che non lascia più adito a dubbi. L'operazione Dal Molin ha formalmente preso il via dopo il primo atto formale: l'ok al bando di gara per la realizzazione della base Usa bis. E ad annunciarlo è stato proprio il commissario Paolo Costa chiamato dal governo per gestire il raddoppio della Ederle. Un bando che si chiuderà il primo ottobre e che vede già iscritte alla gara più di duecento aziende, interessate al raddoppio della base. «Proprio l'esito della visita - sottolinea Deiana - ha confermato tutte le nostre perplessità e critiche che abbiamo espresso e che continuiamo ad esprimere su quanto sostenuto dal commissario "ad acta" sulla possibilità di scelte che in qualche modo riducessero l'impatto sulla città».
Costa sempre nella sua conferenza aveva appunto annunciato le intenzioni dell'esecutivo: vale a dire costruire la nuova base nell'area del Dal Molin dove è l'aeroporto militare utilizzato anche per usi civili। «In realtà - continua Deiana - abbiamo potuto verificare che anche questa ipotesi è piuttosto campata in aria». Proprio vedendo l'area interessata la delegazione, ieri, ha avuto modo di constatare che costruire in quel territorio avrebbe non solo un nefasto impatto territoriale ma anche ambientale. E proprio perché andrebbe a colpire una zona ad alto insediamento urbano in luoghi ancora indicati da Costa dove c'è, per esempio, un parco naturale. «Significherebbe - nota Deiana - distruggere tutto».
Un'altra cosa è risultata ancora piuttosto evidente - dicono i delegati - è che proprio per questa seconda area non è ancora chiara quale possa essere la destinazione d'uso di una fetta di demanio che verrà dismessa. Il comune non ha ancora eseguito alcuna relazione. In definitiva «su un'altra opzione non si sa nulla». O perlomeno molto poco. Tanti tasselli che uniti fra loro fanno capire effettivamente quanto le stesse rassicurazioni del commissario "ad hoc" somiglino, piuttosto, a dir poco ad espedienti retorici piuttosto che a fattivi presupposti progettuali. La rabbia a Vicenza e nel tutto il territorio toccato dal raddoppiamento della base militare è a dir poco un sentimento diffuso. Il comitato "no Dal Molin" è quotidianamente impegnato nella sua battaglia contro la Ederle 2। «Ed è - sottolinea Deiana - proprio da questa straordinaria mobilitazione nel territorio che costituisce una grande esperienza di democrazia partecipata che abbiamo assunto il nostro impegno politico»। Con l'appello - firmato da 180 parlamentari tra deputati e senatori eletti nell'Unione in Rifondazione, nei Verdi, nel Pdci e nella Sd - di una moratoria: in definitiva con la richiesta di una sospensione dei lavori da discutere nella conferenza nazionale delle servitù militari.
«Le servitù militari in Italia - sottolinea ancora Deiana - sono una questione molto complessa. Siamo un paese dove queste pesano e su una grandissima parte del territorio e in città importanti come Vicenza e Pisa, tanto per citarne alcune. E' per questo - spiega - che abbiamo chiesto che la vicenda del Dal Molin venga affrontataDel resto - annota ancora Deiana - ormai è più che evidente «che la posta in gioco è alta». E ancora - chiosa - «che senso avrebbe mai questa conferenza nazionale su le servitù militari se non vi fosse alcuna possibilità di ripensare una scelta dannosa e inutile per una città come Vicenza?». Di nuovo il monito a Prodi è giunto. E le comunità vicentine non rinunciano alla loro battaglia contro il raddoppio del Dal Molin. «La posta in gioco è alta» continua Deiana. «L'impegno - conclude - è di contribuire fattivamente alla costruzione di una politica che sia di pace».
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